WebGIS e web mapping: che cosa indicano questi termini ?

Si sente spesso parlare di webGIS e di web mapping, per indicare genericamente quei sistemi o quegli strumenti per pubblicare sul web delle mappe geografiche ed eventualmente anche di permettere all’utente di interagire con esse, cioè non limitarsi ad una loro lettura passiva. I due termini vengono usati il più delle volte indifferentemente, indipendentemente dalla particolare applicazione web che si vuole indicare.

Ma molti si chiedono: si tratta di sinonimi, oppure, volendo essere precisi , webGIS e web mapping indicano soluzioni simili ma sostanzialmente diverse ? Le definizioni teoriche non mi appassionano più di tanto, tuttavia riconosco che molte volte sapere esattamente cosa si vuole indicare con un termine, è indispensabile quando si parla con gli altri, per evitare di essere fraintesi o ingenerare confusione. Quindi vediamo di fare un pò di chiarezza.

Iniziamo col dire cosa è un webGIS. Se cercate su Internet troverete diverse definizioni di webGIS, alcune semplici altre più rigorose ed articolate, ma tutte concordi nella sostanza. Un webGIS è essenzialmente l’estensione di un tradizionale GIS desktop (o stand-alone) che usa le tecnologie web, per distribuire dati-geospaziali sulla rete, permettendo a molti di visionarli ed analizzarli.

Essendo comunque sempre un GIS (Geographic Information System), presenta tutte le funzionalità tipiche per mantenere, gestire ed analizzare i dati geografici. In particolare quasi sempre si appoggia ad un DB geografico (per es. spatiaLite, postGIS o Oracle spatial). Una definizione più articolata e che mi piace,  l’ho trovata nel sito dell’associazione italiana per i GFOSS (www.gfoss.it) e la riporto qui integralmente:

Le applicazioni webGIS permettono la distribuzione di dati geo-spaziali, in reti internet e intranet, sfruttando le analisi derivanti dai software GIS e per mezzo di classiche funzionalità di applicazioni web-based pubblicano informazioni geografiche nel World Wide Web. Un sistema webGIS si basa su normali funzionalità client-server, come una classica architettura Web. Il client è un qualsiasi browser, come ad esempio Mozilla Firefox, il lato server consiste in web-server (ad esempio Apache) e un software webGIS (ad esempio UMN Mapserver) che si occupa di fornire le funzionalità di visualizzazione/interrogazione per l’ interpretazione di dati georeferenziati.

Un’altra definizione più sintetica  dice che: i webGIS sono dei GIS implementati attraverso la rete che permettono l’interazione con la cartografia e con i dati geo-spaziali ad essa associati, condividendo così queste informazioni con molti utenti.

Un tipico esempio di webGIS sono i SIT (Sistemi Informativi Territoriali) o geoportali che ormai tutte le Regioni italiane hanno ma anche moltissimi Comuni.

Il termine web mapping invece, almeno inizialmente è stato adoperato per far riferimento a quelle applicazioni online che permettevano di visualizzare o creare le mappe su una piattaforma web, di solito con limitata o nessuna analisi GIS. La diffusione di questo tipo di servizi al grande pubblico, si è verificata con l’avvento di applicazioni come Google Maps Yahoo Maps , che nel giro di poco tempo si sono sviluppate e diventate d’uso comune. Da semplici cartografie web, che richiedevano tempi di caricamento lunghi e/o l’installazione di opportuni plugin sul client, si è passati a applicazioni di web mapping performanti e con certo livello di interattività. Questo grazie naturalmente all’evoluzione dei browser e delle tecnologie per la realizzazione di web apps tipiche del Web 2.0.

Il web mapping allora non indica una semplice cartografia web; si tratta infatti di processi che prevedono sia un’attività di servizio che un’attività di utilizzo da parte dei fruitori delle mappe. Ma non possiamo neanche parlare di webGIS in senso stretto, in quanto  non prevede quelle attività di acquisizione, gestione, elaborazione e analisi di geo-dati tipiche di un GIS e realizzabili solo con architetture software più complesse. Semmai il web mapping rappresenta solo una componente di un webGIS: quella dedicata alla visualizzazione (o pubblicazione) sul web delle mappe.

webgis e webmapping Se allora dobbiamo rispondere in modo “rigoroso” alla domanda iniziale, bisogna dire che webGIS e web mapping non indicano la stessa cosa !

Detto ciò però, non si può ignorare che nella pratica attuale, quasi sempre un’ applicativo di web mapping è correlato ad un GIS; questo gli fornisce le mappe da pubblicare e/o delle funzioni aggiuntive d’indagine utili per l’utente, consentendogli di diventare più user-friendly. Si aggiunga  che col progredire della tecnologia, molte delle odierne applicazioni di web mapping, consentono agli utenti anche un certo grado di “interazione” con le mappe pubblicate e l’esecuzione di semplici analisi spaziali, diventando  sempre più simili a dei webGIS.

In altre parole, ormai le applicazioni  di web mapping hanno delle caratteristiche che non consentono di distinguerle nettamente dai webGIS. E’ per questi motivi che ormai è consuetudine, anche da parte degli esperti, usare i termini webGIS e web mapping  indifferentemente sia per indicare sia le soluzioni per la semplice pubblicazione di mappe con geo-dati  sul web, sia i webGIS in senso stretto.

Ma a prescindere dalla terminologia usata, è invece importante, una volta definite le finalità che deve avere una data  soluzione di web mapping, saper scegliere le soluzioni tecniche  più opportune per realizzarla. L’offerta disponibile è oggi molto vasta e articolata e quasi ogni giorno nascono nuove soluzioni, molte delle quali sono open source. Quasi sempre non esiste un solo modo per raggiungere certi risultati e districarsi nella scelta non è certamente facile, specie per chi è alle prime armi. Anche voler tentare una classificazione non è semplice e dipende molto da quale aspetto viene preso in considerazione per farla.

Qui ritengo possa essere utile, fare una semplice casistica, sulla base dei diversi approcci da seguire per implementare un webGIS; allora possiamo distinguere i seguenti tre casi:

  1. Provvedere  necessariamente all’implementazione lato server, cioè configurare ed attivare un  “map server” (in genere accoppiato ad un web server). In altre parole è necessario realizzare quello che viene anche chiamato “motore GIS”. In casi del genere si possono usare soluzioni come per esempio  GeoServer e MapServer, entrambi open source.
  2. Occuparsi dell’implementazione solo sul client, perchè si usano servizi già disponibili che distribuiscono geo-dati e le mappe di base, oppure perchè le mappe da pubblicare sono prodotte in locale da un GIS desktop. In tali casi per la pubblicazione sul web, si utilizzano framework e librerie di scripting come le famose OpenLayers e Leaflet.JS, oppure delle API come quelle di Google Maps, oppure ancora opportuni plugin come quelli per pubblicare mappe sulle pagine di WordPress.
  3. Utilizzare webGIS implementati da servizi di cloud computing. Tali servizi in pratica permettono di creare e gestire mappe su sistemi esterni (sistemi cloud appunto), ma registrate per un nostro account, quindi praticamente riservate per il nostro uso. Queste mappe e le varie funzionalità associate, possono poi essere condivise o incluse  su un nostro sito web, copiando un link o un codice  “embed” che viene generato ad hoc dal servizio cloud. Per citarne  tra i più noti, ricordiamo: GIS cloud,  MapBox e CartoDB che, pur essendo a pagamento, offrono tutti una offerta entry-level gratuita.

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