android GPS app

5 apps Android GPS per rilevazioni sul campo

A partire dalla stra-famosa Google Maps, le applicazioni per smartphone che, usando il GPS integrato,  ci permettono di stabilire la nostra posizione oppure di trovare la strada per raggiungere una certa destinazione, ormai non si contano. Ce ne sono tantissime e man mano diventano sempre più sofisticate.

Ma in questo articolo vogliamo parlarvi di quelle apps GPS per Android, che hanno anche delle funzionalità utili per effettuare delle rilevazioni sul campo, in gergo per il surveying, ovvero la possibilità di registrare: posizioni, percorsi (tracce) ed informazioni geolocalizzate.

GPS surveying

Naturalmente per rilievi di precisione, uno smartphone non va più bene e bisogna comunque affidarsi ad apparecchi GPS professionali se non addirittura ad una stazione totale; ma stiamo parlando di strumenti che hanno un costo e quindi da considerare quando effettivamente necessario.

Oggi il GPS integrato negli smartphone consente un’ “accuratezza”  media di circa 5 metri per arrivare a 2-3 metri nei casi migliori; dipende dalla qualità del chip GPS del telefonino ma anche dal luogo in cui vi trovate e quindi dalla qualità del segnale. Quindi si tratta di una precisione che è accettabile in molti casi. Si aggiunga che volendo, è anche possibile acquistare delle antenne GPS esterne che collegate al telefonino consentono di arrivare  a precisioni anche “centimetriche”.

Fatte queste premesse, quali sono le caratteristiche che deve avere il nostro telefonino e l’ app GPS installata, per effettuare delle attività di rilievo con efficienza?
Per quanto riguarda il telefonino è consigliabile che:

  • il chip GPS integrato sia di buona qualità (guardate nelle caratteristiche tecniche o leggete nelle recensioni); esistono delle app apposite che permettono di controllare la qualità del segnale GPS e i satelliti agganciati (per es. GPS test)
  • la batteria abbia una buona durata perchè tenendo acceso il GPS, il telefonino consuma di più; eventualmente può essere utile portarsi dietro un power-bank di riserva.
  • il display sia sufficientemente grande per leggere comodamente le mappe ed usare i comandi/menu dell’app; un display di almeno 5″ è sufficiente; se è troppo grande ne viene meno la portabilità (da questo punto di vista, i tablet sono sicuramente molto comodi, ma più ingombranti);
  • il tipo di display (la sua luminosità) sia adatto per essere letto facilmente anche all’aperto in piena luce; possibilmente anche con vetro anti-riflesso (eventualmente si possono applicare delle pellicole);
  • abbia l’alloggio per una memoria SD aggiuntiva, in modo da poterci  memorizzare sia mappe/cartine (specie se di grandi dimensioni) che eventuali fotografie geo-localizzate, senza occupare la memoria principale dello smartphone.

GPS smartphone

Per quanto riguarda le caratteristiche  dell’ app, come già detto all’inizio, non è sufficiente un semplice localizzatore o navigatore GPS, ma si devono poter effettuare delle registrazioni e gestire  geodati in qualche formato vettoriale interscambiabile con altre applicazioni GIS.
In sintesi deve trattarsi di un’ app GPS con almeno le seguenti caratteristiche:

  • consentire una scelta abbastanza ampia di basemap da usare come sfondo (map tile services, WMS);
  • gestire mappe offline: mappe salvate nella memoria del telefonino, disponibili quindi anche in assenza di collegamento Internet;
  • registrare dati spaziali vettoriali,  come punti e linee (o tracce) ed eventualmente, ma non necessario,  anche poligoni;
  • associare alle entità spaziali registrate anche  delle note o meglio ancora informazioni strutturate (tabella di attributi) e anche delle foto (foto geolocalizzate);
  • importare ed esportare dati vettoriali nei formati più diffusi (SHP, KMZ, GPX, geoJSON, … etc).

Puntualizziamo che non necessitano delle app con funzionalità tipiche di un GIS (mobile GIS), perché devono essere adatte per un uso semplice e veloce all’aperto. Ma ovviamente se ce l’hanno, che ben venga.

Passiamo allora a vedere quali sono cinque app delle migliori, o se volete più diffuse, con queste caratteristiche. Ovvio che la nostra non è una classifica assoluta, perché poi intervengono anche le preferenze ed i gusti personali. Ma certamente le seguenti sono delle app che riscuotono un buon consenso di pubblico.

OruxMaps

E’ una delle prime app GPS (la prima versione è del 2009) con la possibilità di registrare punti e tracce su una mappa ed è molto famosa tra gli escursionisti e gli appassionati di MTB. Molto ricca di opzioni (anche troppe!) e di strumenti, negli anni si è evoluta e migliorata diventando sempre più affidabile. Se vogliamo trovargli un difetto, forse è poco intuitiva e ci vuole un po’ di tempo per imparare a padroneggiarla.

Come quasi tutte le app  è installabile da Google Play store, ma qui viene richiesto un pagamento (donazione); in realtà l’app è totalmente gratuita e senza alcuna pubblicità e la potete scaricare (il file .apk) direttamente dal suo sito ufficiale www.oruxmaps.com .

Oltre al suo manuale (anche in italiano), esiste sul web una vastissima comunità di utenti (diversi forum e gruppi); quindi avere informazioni e supporto per il suo utilizzo è molto semplice.

interfaccia oruxmapsLa sua interfaccia è molto ricca di informazioni che riguardano: la posizione (coord.), la direzione seguita, la velocità, la quota altimetrica e tanto altro. Le opzioni utente consentono di configurare la dashboard a proprio piacimento

OruxMaps nasce con lo scopo di permettere la registrazione di tracce (percorsi) e punti (waypoint) sulla mappa, oppure viceversa seguire tracce (in questo caso chiamate rotte) già registrate o caricate. Queste sono salvate nei formati KML\KMZ e GPX ed è possibile sia importarle che esportarle.

Per quanto ci interessa di più per il surveying, diciamo che è possibile definire diversi tipi di waypoint (wpt) ed associare ad essi delle informazioni (che vengono chiamate estensioni), che possono essere semplici note testuali, ma anche fotografie, audio e video.

C’è anche la possibilità di definire dei moduli (form) personalizzati, così da associare ai waypoint un’informazione strutturata, composta da più campi.

Certamente molto funzionale e versatile la gestione della mappe di sfondo (basemaps) sia quelle online che offline. Molto comoda soprattutto la loro organizzazione in cartelle e sottocartelle.

Come mappe online, quelle precaricate utili per l’Italia, sono pochine (2 o 3 tra cui la OSM standard ), ma conoscendo l’URL del servizio (map tile service) si possono inserire tutte quelle che si vogliono, editando il file onlinemapsources.xml. Ma ancora più utile è la possibilità di visualizzare mappe fornite da un servizio WMS; in questo caso c’è proprio una comoda interfaccia per inserire i parametri utili per definire il servizio desiderato.

Fondamentale la possibilità di caricare mappe offline, sia per non restare scoperti in assenza di collegamento internet, sia per caricare mappe personalizzate per i nostri scopi. OruxMaps usa per le sue mappe un suo  formato (in realtà ogni mappa è costituita da più file contenuti in una cartella) e quindi ci vogliono dei programmi adatti per realizzarle, come per esempio: OruxMapsDesktop e OkMap. Ma si può anche usare la stessa app Android, perchè è prevista una funzionalità “crea mappa” che permette di salvare una certa area della mappa online  attualmente visualizzata nel dispositivo.  Altri formati supportati sono: .rmap, OSM/Mapsforge (vettoriali), MBtiles, Garmin .img e poll OZF2.

Tutte le mappe offline vengono salvate in un apposita cartella (organizzate in sotto-cartelle) che può essere spostata dove si vuole (tramite le opzioni) specie, cosa comoda per avere più spazio,  anche su una memoria SD esterna.

OruxMaps consente di gestire anche layer vettoriali, che chiama overlays; sono supportate tutte le forme geometriche (punto, linea, poligono)  in formato KML/KMZ e anche come shapefile (SHP) con delle limitazioni d’uso. È sufficiente copiare i relativi files nella directory OruxMaps/overlays e selezionare il livello che si desidera visualizzare sopra la mappa col pulsante della barra superiore Mappe/Load KML overlay.

C’è pure la possibilità di disegnare/creare degli overlay definendo colori, spessore e trasparenze; ma si tratta di funzioni basiche che non hanno nulla a che vedere alle operazioni di editing possibili con un GIS.

Bene, abbiamo solo accennato alle funzioni principali di OruxMaps che in realtà permette molto altro e sicuramente, se imparate ad usarla bene, vi stupirà per le cose che consente di fare. Effettivamente si tratta soprattutto di un app per attività outdoor e registrare/seguire tracce; ma come speriamo avete capito, ha delle caratteristiche molto adatte anche per il surveying.

Geopaparazzi

Diciamo subito che si tratta di un app molto più semplice della precedente (meno comandi ed opzioni) e quindi che si impara ad usare più rapidamente. Questo anche perchè  nasce con lo scopo principale di effettuare rilevazioni dati sul campo e non di navigatore GPS per escursionisti. Pertanto ha tutte le caratteristiche sufficienti per registrare  informazioni e foto georiferite e poi poterle esportare su un GIS desktop per analizzarle ed elaborarle. Anzi sia il GIS open source gvSIG che QGIS  hanno delle funzioni che permettono di interagire facilmente con Geopaparazzi; infatti esiste una sua versione enterprise molto simile che si chiama gvSIG mobile (leggi anche questo articolo).

geopaparazziDisponibile su Google Play store , è un progetto open source coordinato da Andrea Antonello di HydroloGIS e questo è il suo repository ufficiale su github: geopaparazzi. Esiste inoltre un gruppo di discussione sui Google groups, dove potete scambiare opininoni ed avere supporto da utenti più esperti e dallo stesso Andrea: geopaparazzi users group.

Il suo punto di forza è la possibilità di registrare facilmente  delle note georeferenziate di diverso tipo: testo, fotografie, schizzi e dati strutturati (moduli); basta fare click (o tap)  su un punto sulla mappa per associargli delle informazioni. In particolare è molto utile la definizione di moduli personalizzati con  i campi che ci servono e raggruppabili per sezioni.  Esiste un file tags.json  che editato secondo una certa sintassi, permette di definire questi moduli, i relativi campi ed il loro tipo: testo, numero, elenco predefinito di valori, flag si/no, … etc.

Tutte le informazioni rilevate sul campo vengono salvate in un cosiddetto file di progetto (.gpap) e si possono esportare in formato  GPX, KMZ, report PDF e foto geotaggate. Oppure esiste un plugin di QGIS (IO geopaparazzi) che permette di importare questo file e convertirlo in corrispondenti shapefile

Buona la gestione delle mappe di sfondo sia online che offline; con l’installazione è già preconfigurata la mappa OSM standard (mapnik), ma possiamo definire altre mappe online, editando un apposito file .mapurl. E’ un file di testo che contiene l’URL del servizio che fornisce la mappa (tile service o WMS) ed altri  parametri utili.

Per quanto riguarda le mappe offline, quelle raster devono essere nel formato MBTiles oppure RasterLite2. Esistono vari tool che consentono di passare da altri formati più comuni (come il geoTIFF) al formato MBTiles, uno è il programmino STAGE . Oppure si può effettuare la conversione con il comando GDAL gdal_translate.geopaparazzi moduli

E’ anche possibile visualizzare offline mappe con i dati vettoriali di OSM come file .map; il progetto Mapsforge fornisce questo tipo di mappe che sono scaricabili da i loro server. Il problema è che queste mappe coprono aree molto estese (per es. tutta l’Italia) e quindi sono un pò pesanti.

Dal menù principale dell’applicazione è possibile scegliere e cambiare la mappa di sfondo che si vuole visualizzare, sia online che offline, tra tutte quelle configurate (.mapurl, .map, .MBtiles).

Geopaparazzi riesce a trattare anche layer vettoriali nel formato Spatialite (file .sqlite) e questo consente un facile interscambio con tutti i GIS che supportano questo importante formato aperto. Tramite il menù “Lista dati Spatialite” si possono caricare i file .sqlite presenti nella memoria del telefonino (preparati e trasferiti da noi) e poi selezionare i layer da visualizzare nella vista mappa.

Geopaparazzi consente anche di editare questi layer vettoriali sia geometricamente che come tabella attributi. Quando sulla vista mappa è visualizzato un layer vettoriale,  l’icona di una matita, permette di passare in modalità “editing” selezionando un elemento (feature) del layer. Quindi anche se non è molto comodo usare il touch screen, abbiamo una funzionalità tipica GIS.

Per concludere questa breve presentazione, anche se non è una sua funzione fondamentale, è presente la possibilità di registrare delle tracce, cioè degli spostamenti sul terreno; questa si trova sul suo menù principale e si chiama GPS logging. Ogni volta che l’attiviamo, possiamo scegliere di registrare una nuova traccia o di continuare una precedente; il formato con cui vengono salvate è GPX o KMZ. C’è poi la voce di menù GPS settings,  per scegliere con quale cadenza (tempo o distanza) devono essere registrati i punti che compongono la traccia. Invece la voce GPS data list, ci elenca tutte le tracce già registrate e ci permette di scegliere quale visualizzare sulla lista mappa.

Qfield

Quest’ app è quella che più assomiglia ad un vero e proprio GIS, anzi si può considerare la versione mobile di QGIS con il quale consente  un facile interscambio dei dati. Anzi Qfield lavora proprio in stretta simbiosi con QGIS perchè, come vedremo tra poco, funziona adoperando progetti preparati sul PC con QGIS e poi trasferiti nella memoria di Android.

Anch’essa installabile direttamente da Google Play store e poi abbiamo il suo sito ufficiale www.qfield.org dove potete trovare la documentazione ed informazioni sul suo gruppo di sviluppo OPENGIS.ch. E’ un progetto open source come QGIS e il suo repo su Github è: github.com/opengisch/QField ; qui c’è anche la pagina con le ultime release (Qfield\releases), ognuna con i relativi codici sorgente ed il file .apk per l’installazione su Android.

qfield

L’app è relativamente recente, infatti non è ancora stata rilasciata la versione 1.0 (ad oggi l’ultima è la 0.11); tuttavia, a parte qualche piccolo bug, funziona abbastanza bene. In ogni caso il suo sviluppo per migliorarla procede speditamente.

Ha un numero di comandi e di opzioni veramente limitato perchè, come abbiamo già detto, funziona adoperando dei progetti .qgs preparati con QGIS desktop. Significa che  tutti i layer che servono, sia vettoriali che eventuali basemap (OSM, Bing, Stamen, … etc) vanno pre-configurati su QGIS. Poi la cartella con tutti i file ed il progetto .qgs va trasferita in un apposita locazione di Android, che può essere nella memoria principale (Android data/ch.opengis.qfield/files/share) oppure sulla SD esterna.

La sua interfaccia è costituita da tre pannelli, che compaiono/scompaiono a secondo dell’uso:

  • a sinistra, il pannello con il menù e l’elenco dei layer ;
  • a centro la vista mappa;
  • a destra la tabella attributi dei layer vettoriali;

per vederli bene tutti e tre insieme è meglio tenere il display in orizzontale, meglio ancora se si usa su un tablet o comunque un display abbastanza grande (almeno 7″).

Il menù è volutamente molto semplice, c’è solamente: il tasto (ingranaggio) del menù principale (impostazioni, aprire progetti, informazioni, registro), il tasto (righe) per aprire/chiudere il pannello stesso, il tasto per passare da modalità “vista” a modalità “edit”.

qfield sx panel

Sempre su questo pannello, sono elencati i layer compresi nel progetto con la possibilità di accenderli spegnerli; questi possono essere organizzati per map theme consentendo così la loro visualizzazione sulla mappa per “tema”. Come molte altre cose, anche i map theme vanno impostati in QGIS; per fare questo nel pannello layer, in alto è presente il comando “aggiungi vista“.

L’editing o disegno dei layer vettoriali è probabilmente il punto di forza di Qfield; questi vengono visualizzati con lo stesso stile impostato in QGIS e quando la modalità “edit” è attiva, dopo aver selezionato un layer vettoriale editabile (altrimenti non funziona), cliccando sulla mappa un suo elemento (punto, linea, o poligono), è possibile modificarlo sia geometricamente che come valori degli attributi, che compaiono nel pannello a destra della vista mappa. Queste operazioni a prima vista non sono molto intuitive e bisogna imparare a farle.

Naturalmente quando siamo in modalità “edit” è anche possibile registrare nuovi elementi del layer; nella vista mappa (angolo in basso a Dx) compare un segno + che cliccato permette di disegnare sulla mappa un nuovo elemento, cioè un punto una linea o poligono a secondo della tipologia del layer in questione, e poi di registrare i suoi attributi (le info associate). Tra questi, se previsto nella tabella attributi, è anche possibile inserire delle fotografie scattate con lo smartphone, anche se al momento questa funzione ha ancora  qualche problema.

Per concludere, sottolineiamo che Qfield è un app GPS diversa dalle altre che esaminiamo in questo articolo, sia nel fine che persegue che nel modo di utilizzo. Deve considerarsi a tutti gli effetti la parte mobile di QGIS, senza cui non può funzionare. D’altra parte questa stretta simbiosi, oltre ad essere un vantaggio per chi già usa QGIS, permette un facile interscambio dei dati rilevati durante il surveyng, usando esattamente lo stesso formato di dati, senza nessun bisogno di conversioni.

Locus Map

Si tratta di un’altra app realizzata per le attività outdoor abbastanza simile ad OruxMaps, ma con un numero di opzioni minore ed una organizzazione dei menù più razionale ed individuati da icone che li rendono più immediati. Detto ciò, comunque anch’essa  può essere usata  per attività di rilevazione dati sul campo.

Su Google Play store troviamo due versioni di Locus Map: una gratuita ed una a pagamento (Locus Map Pro). Le principali differenze della versione Pro rispetto alla gratuita sono: assenza di banner pubblicitari, funzionalità di geocaching avanzate, indicazioni di navigazione (per seguire una traccia), previsioni meteo. Quindi caratteristiche di cui si può anche fare a meno.

locus mapSul suo sito ufficiale (www.locusmap.eu) potete trovare una presentazione dell’app, i file .apk per l’installazione , le news e la descrizione delle mappe online comprese nell’app. Invece all’indirizzo docs.locusmap.eu tutta la documentazione, ben organizzata per sezioni.

L’interfaccia utente è costituita da due viste: quella della mappa e quella dei menù; sulla vista mappa abbiamo inoltre dei pulsanti per comandi rapidi (in basso ed in alto) che possono essere configurati a piacimento.

La cosa che più interessa per il surveying, è la possibilità di registrare punti e tracce (o percorsi). Quando si registra un punto, gli si possono associare alcune  informazioni predefinite: nome, descrizione, altitudine, città, indirizzo, ..etc. Oltre a queste, possiamo aggiungere degli allegati: foto, audio, video e anche un intero file. I punti vengono segnalati sulla mappa scegliendo delle icone appropriate (da un catalogo) e la loro gestione è molto comoda.

La registrazione delle tracce è sicuramente una delle funzioni migliori di Locus Map; si controlla molto bene (avvio, stop, pausa) ed è possibile registrare diversi parametri (velocità, pendenza,  distanza, … etc) per poi visualizzarli in seguito e fare delle statistiche. Uno fra tutti, il profilo altimetrico del percorso. Anche da un punto di vista grafico, si può scegliere con quali colori e quale tipo di linea rappresentarle sulla mappa.

Sia i punti che le tracce si possono modificare (editing della posizione geografica e delle proprietà) e possono essere esportati in diversi formati: GPX, KML/KMZ, CSV; vale anche viceversa, cioè si possono importare dati con questi stessi formati. Purtroppo non sono supportati formati come lo shapefile o geoJSON che consentirebbero un interscambio più facile con i GIS.

mappe Locus mapLe mappe online già configurate all’installazione, sono veramente  tante, anche se non tutte riguardano anche l’Italia, e se ne possono aggiungere altre da un catalogo (Locus store) disponibile direttamente dall’app. Non tutte comunque sono gratuite. Inoltre si possono aggiungere con molta facilità mappe fornite da servizi WMS: basta indicare l’URL del servizio e la mappa diviene subito disponibile.

Abbiamo poi la possibilità di registrare delle mappe offline, che sappiamo essere una cosa molto comoda se ci troviamo in una zona non coperta dalla connessione Internet. Si possono aggiungere mappe offline sempre prelevate dal Locus store (gratuite o a pagamento); oppure potete aggiungere delle vostre mappe, preparate sul PC o prelevate da dovunque e salvarle in una cartella di Android qualunque. Naturalmente, specie se di grandi dimensioni, vi conviene una locazione nella SD esterna. Diversi sono i formati supportati, per nominarne alcuni: sqlitedb, MBtiles, oruxmaps; purtroppo non è compatibile il diffuso geoTiff e quindi eventuali mappe in questo formato, prima devono essere convertite.

Una utilissima funzione per realizzare delle mappe offline  con lo stesso Locus Map è la cosiddetta calibrazione di mappa che si trova nel menù “altre funzioni”. In pratica consiste nel prelevare una immagine-mappa salvata nella memoria del telefonino, oppure di scattare una foto e poi georeferenziare questa immagine/foto usando dei punti di riferimento. Per delle aree geografiche ristrette, può essere una buona soluzione per avere una mappa offline di una zona di interesse.

Mapit GIS

Per concludere presentiamo quest’ app che nasce proprio per il surveying, quindi è stata realizzata cercando di pensare tutto ciò che occorre per effettuare con efficienza una raccolta di dati sul campo e poi il loro trasferimento ad un GIS desktop.

Il suo sito ufficiale è www.mapitgis.com e al solito è installabile da Google Play store. L’app è gratuita ma esiste anche una versione Pro a pagamento; questa però non è una release  a parte, piuttosto un’ estensione attivabile partendo dalla versione gratuita (per farlo c’è una apposita voce di menù: Mapit extensions). Diciamo che effettivamente con la versione gratuita abbiamo diverse limitazioni; per esempio: non si possono registrare più di 2 linee o poligoni, non si possono usare mappe offline. Tutte le funzioni disponibili solo con la versione Pro, le trovate elencate in questa pagina.

Mapit GIS menùIl concetto su cui si basa  Mapit GIS sono i layer; ogni layer serve per raccogliere e registrare dati di un certo tipo: punto, linea o poligono ed è indipendente dagli altri. Durante una campagna di surveying si possono usare più layer e si può scegliere (voce menù: gestici layer) quali visualizzare sulla mappa. Però solo uno per volta può essere selezionato come layer attivo, cioè quello editabile (aggiungere o modificare geometrie). Molto funzionale l’editing o disegno degli elementi di un layer sulla vista mappa; in basso a destra nella vista mappa, compaiono i comandi per aggiungere un nuovo elemento o modificarlo.

Quando si definisce un nuovo layer, oltre che il tipo di geometrie (punto, linea, poligono) che deve contenere, si può scegliere se a queste sono associati degli attributi oppure no. Nel caso affermativo, si sceglie il modello di attributi  richiesto.

Il menu gestisci attributi consente di vedere l’elenco dei modelli disponibili e di crearne nuovi. Ogni modello attributi (che Mapit chiama semplicemente attributi) è un elenco di campi identificati da un nome. Ogni campo può essere: un textbox (testo, numero o booleano), un valore predefinito, un valore selezionabile da una lista; inoltre si può decidere se un campo è obbligatorio oppure no.

Ogni volta che si crea un nuovo elemento, compare la mascherina per inserire, se sono stati previsti, il valore degli attributi. Oltre a ciò, eventualmente è possibile associare anche delle foto; un icona in alto a destra attiva la macchina fotografica del vostro smartphone.

mapit gis editingPer quanto riguarda le mappe di sfondo, sono selezionabili dal menù mappe e quelle disponibili sono: le mappe di Google, di Bing e alcune di OSM; non è possibile definirne altre. E’ invece possibile aggiungere alle mappe di sfondo, ma solo per la versione Pro,  delle altre sovrapposte (overlays) tramite il menù Gestici livelli Google; si possono aggiungere: tile services di ESRI ed OSM, e mappe WMS (leggi questo articolo). Ultimamente è stata aggiunta anche la possibilità di sovrapporre delle mappe vettoriali fornite da servizi WFS.

Per quanto riguarda la possibilità di salvare nella memoria delle mappe offline, anche questa è consentita solo con la versione Pro; il formato di queste mappe deve essere MBtiles. Insieme alle mappe offline, viene data anche la possibilità di visualizzare le mappe di MapBox, se ovviamente avete il vostro account per accedervi.

Sempre soltanto con la versione Pro, i dati registrati sul campo nei diversi layers possono essere esportati in diversi formati: shapefile, GPX, KML e CSV i principali. L’esportazione può avvenire su una SD esterna, oppure su un servizio di storage cloud come: Dropbox, Google drive, Evernote.

Possiamo concludere dicendo che probabilmente usare Mapit GIS senza l’estensione Pro ha poco senso; se si sceglie di adoperarla tanto vale spendere qualche euro ed acquistarla.

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